Galleria Montepergola: più che un successo, è il simbolo di una politica senza peso per il nostro territorio
Dopo sei anni riapre la canna in direzione Salerno, ma l’opera non è ancora completata. L’Irpinia ha bisogno di infrastrutture efficienti, tempi certi e maggiore rappresentanza
Dopo sei lunghi anni viene riaperta la canna della Galleria Montepergola in direzione Salerno.
Una buona notizia per cittadini, lavoratori e per tutti coloro che ogni giorno sono costretti a percorrere questa importante arteria.
Ma sarebbe un errore trasformare questa riapertura nel trionfo della politica.
Perché la realtà è un’altra: l’opera non è ancora completata.
Sei anni per poco più di due chilometri
Adesso l’attenzione si sposta sulla carreggiata in direzione Avellino, sulla quale dovranno essere eseguiti gli ulteriori interventi necessari.
Questo significa che cittadini, lavoratori, imprese e mezzi di soccorso dovranno continuare a fare i conti con i disagi legati a un’infrastruttura che, dopo sei anni, non è ancora pienamente disponibile.
Ed è proprio qui che nasce una domanda inevitabile:
com’è possibile che per un intervento di poco più di due chilometri siano serviti sei anni e che oggi si debba ancora attendere per vedere l’opera completamente restituita al territorio?
È questa la questione che dovrebbe accompagnare ogni commento sulla riapertura della Galleria Montepergola.
Montepergola e il peso politico dell’Irpinia
A mio giudizio, questa vicenda racconta anche un problema più ampio.
Il nostro territorio continua a scontare una rappresentanza politica provinciale e regionale che troppo spesso non riesce a incidere con sufficiente forza nei luoghi in cui vengono stabilite priorità, risorse e tempi.
Una rappresentanza autorevole e determinata dovrebbe avere la capacità di seguire opere strategiche come la Galleria Montepergola, sollecitare gli enti competenti e pretendere tempi compatibili con le esigenze di un intero territorio.
Invece, dopo sei anni, siamo ancora qui a parlare di un’infrastruttura restituita solo parzialmente alla piena funzionalità.
I cittadini hanno pagato il prezzo dei ritardi
In questi anni le conseguenze non sono state astratte.
A pagarle sono stati soprattutto coloro che utilizzano quotidianamente questa arteria.
Traffico, rallentamenti, tempi di percorrenza più lunghi, difficoltà per lavoratori e imprese e criticità per la mobilità dei mezzi di soccorso hanno accompagnato per anni la vicenda della Galleria Montepergola.
Dietro ogni ritardo infrastrutturale esiste infatti un costo per il territorio.
Un costo economico, sociale e, in alcuni casi, anche legato alla sicurezza della mobilità.
Per questo oggi servirebbe prudenza prima di trasformare una riapertura parziale in una celebrazione politica.
L’Irpinia non ha bisogno di inaugurazioni a metà
Da consigliere comunale di minoranza non posso accontentarmi dei comunicati trionfalistici.
Il mio compito è anche quello di evidenziare ciò che non funziona e chiedere rispetto per un territorio che troppo spesso sembra tornare centrale nell’agenda politica soltanto quando arrivano le campagne elettorali.
L’Irpinia non ha bisogno di inaugurazioni a metà.
Ha bisogno di infrastrutture moderne ed efficienti.
Ha bisogno di tempi certi.
Ha bisogno di collegamenti adeguati alle esigenze di cittadini e imprese.
E soprattutto ha bisogno di una rappresentanza politica capace di farsi ascoltare e di ottenere risultati concreti.
Ci sarà da festeggiare quando l’opera sarà davvero completata
La riapertura della canna in direzione Salerno rappresenta certamente un passo avanti e una buona notizia per chi percorre quotidianamente questa strada.
Ma un passo avanti non equivale al raggiungimento del traguardo.
Solo quando anche la seconda canna sarà completata e i cittadini potranno finalmente utilizzare questa infrastruttura senza le limitazioni che hanno caratterizzato questi anni, ci sarà davvero qualcosa da festeggiare.
Fino ad allora, ogni celebrazione appare quantomeno prematura.
Perché dopo sei anni il nostro territorio non dovrebbe ringraziare per aver ricevuto una parte di ciò che attende da troppo tempo.
Dovrebbe piuttosto chiedersi perché sia stato necessario aspettare così tanto.
E questa vicenda racconta, ancora una volta, quanto sia necessario restituire peso, autorevolezza e capacità di incidere alla rappresentanza politica del nostro territorio.