Sciolto il Consiglio di Amministrazione e nominato un Commissario. Ora il risanamento dell’ente non può ricadere sugli anziani e sulle loro famiglie

Il commissariamento dell’ASP “Fabrizio Guarino” rappresenta un fatto grave che il nostro territorio non può e non deve ignorare.

Bilanci non approvati nei termini, un Consiglio di Amministrazione bloccato da mesi per la mancata sostituzione di un componente, adempimenti in materia di trasparenza non rispettati e perdite di esercizio registrate nel 2023 e nel 2024.

Di fronte a questa situazione, la Regione Campania ha disposto lo scioglimento del Consiglio di Amministrazione e la nomina di un Commissario.

Non possiamo considerarlo un passaggio amministrativo come tanti altri.

Il commissariamento certifica il fallimento della gestione ordinaria

Un commissariamento non è un evento neutro.

Rappresenta la certificazione che la gestione ordinaria dell’ente non è stata in grado di garantire le condizioni necessarie per il suo regolare funzionamento.

E quando si arriva a questo punto è necessario interrogarsi sulle responsabilità di chi aveva il compito di amministrare, programmare, rispettare gli adempimenti e preservare l’equilibrio dell’Azienda.

Non lo dico con soddisfazione.

Lo dico con profonda preoccupazione.

Perché dietro la sigla ASP ci sono persone. Ci sono anziani, famiglie e persone fragili che ogni giorno fanno affidamento sui servizi della struttura.

Ed è soprattutto a loro che dobbiamo pensare in questa fase.

Il commissariamento deve servire a risanare, non a tagliare

Adesso bisogna guardare al futuro dell’ASP “Fabrizio Guarino”.

La fase commissariale deve avere un obiettivo preciso: risanare l’ente e creare le condizioni affinché possa tornare quanto prima a un’amministrazione ordinaria, stabile e funzionante.

Non può trasformarsi nell’anticamera di una progressiva riduzione dei servizi o, nella peggiore delle ipotesi, di una chiusura.

Il territorio deve vigilare affinché questo non accada.

Gli anziani e le famiglie non possono pagare gli errori della gestione

C’è soprattutto un principio sul quale non possiamo accettare compromessi.

Il risanamento dell’ASP non può e non deve gravare sugli anziani ospiti della struttura e sulle loro famiglie.

Non sono loro i responsabili della situazione che si è determinata.

Eventuali interventi necessari per ristabilire l’equilibrio economico e finanziario dell’ente devono essere individuati attraverso una revisione seria della gestione, delle spese e dell’organizzazione.

Non sulla pelle di chi è già fragile.

Proteggere i servizi e tutelare le persone che ne hanno bisogno deve rappresentare la priorità assoluta di questa nuova fase.

Servono risposte sulle responsabilità della gestione

Allo stesso tempo, il commissariamento non può cancellare ciò che è accaduto negli anni precedenti.

Chi ha amministrato fino ad oggi aveva responsabilità precise.

Occorre comprendere come sia stato possibile arrivare a questa situazione, perché determinati adempimenti non siano stati rispettati, quali siano state le cause delle perdite registrate e perché non siano state adottate prima le misure necessarie per evitare il commissariamento.

Non si tratta di cercare colpevoli per alimentare una polemica politica.

Si tratta di pretendere trasparenza e responsabilità nella gestione di un ente che svolge una funzione sociale fondamentale per il nostro territorio.

Il territorio ha diritto a risposte

Adesso serve un cambio di passo.

La fase commissariale deve essere accompagnata dalla massima trasparenza sulle condizioni economiche e amministrative dell’ASP, sulle azioni che verranno intraprese e sui tempi necessari per riportare l’ente alla normalità.

Soprattutto, deve esserci una garanzia chiara: i servizi e le persone fragili vengono prima di tutto.

Il nostro territorio non può permettersi di perdere un presidio sociale così importante.

Per questo continueremo a seguire con attenzione ciò che accadrà nei prossimi mesi, chiedendo che il commissariamento rappresenti l’inizio del risanamento e non l’inizio dello smantellamento.

Chi ha gestito fino ad oggi ha delle responsabilità precise.

Il territorio ha diritto a risposte, non a un altro anno di silenzio.